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Antonio Pacinotti
nacque a Pisa il 17 giugno 1841. Suo padre Luigi (Pistoia 1807-Pisa
1889) era professore di Fisica Sperimentale e più tardi di Fisica
Tecnologica e Meccanica Sperimentale nell’ateneo pisano e direttore
del locale Gabinetto di Fisica Tecnologica.
Il giovane Antonio si laureò a Pisa nel 1861 in Matematica con il
professor Riccardo Felici e, dopo aver insegnato per qualche tempo
al liceo Cicognini di Prato e all’Istituto Tecnico Toscano di
Firenze, venne nominato assistente dell’astronomo Giovan Battista
Donati (1826 - 1873) presso l’Osservatorio Astronomico di
Firenze. Da Firenze passò a Bologna, dove tra l’inizio del 1865 ed
il 1873 fu professore di fisica presso l’Istituto Tecnico di quella
città.
A Bologna fu insegnante di Augusto Righi (1850 - 1920), che gli
successe nell’insegnamento quando, nel 1873, Pacinotti fu chiamato
presso l’Università di Cagliari. Presso quell’Università restò fino
al 1881, anno in cui passò definitivamente a Pisa, succedendo al
padre nella cattedra di Fisica Tecnologica.
Nel 1883 Pacinotti fu eletto Socio Corrispondente della Regia
Accademia dei Lincei, di cui fu Socio Nazionale nel 1898. Nel 1888
divenne membro della Società dei Quaranta, nel 1905 fu nominato Senatore
del Regno. Morì a Pisa nel 1912. Come si è visto la formazione
culturale di Pacinotti ebbe luogo presso la grande scuola
fisico-matematica pisana della seconda metà dell’Ottocento che, in
quel periodo ebbe tra i suoi esponenti Ottaviano Fabrizio Massotti
(1791-1863), Carlo Matteucci (1811-1868) e Riccardo Felici
(1819-1902). Ammesso all’Università nel 1856, a soli 15 anni,
Pacinotti progettò nel 1858 una macchina magneto-elettrica, cioè un
dispositivo per produrre corrente elettrica, reversibile, quindi da
poter essere usato anche come motore.
Dal punto di vista tecnologico l’apparecchio era destinato a far
compiere un salto di qualità ai generatori di corrente continua.
La macchina, costruita nel 1860 presso il Gabinetto di Fisica
Tecnologica, aveva la forma di un anello e portava una disposizione
di fili veramente ingegnosa, mediante i quali forniva una corrente
continua.
Il geniale inventore trascurò tuttavia di brevettare il suo
dispositivo. Nel 1865 il Pacinotti si recò a Parigi, nell’officina
di Froment, gestita dal successore Doumulin, con lo scopo di farsi
costruire l’anello, avendo trovato delle difficoltà a costruirlo in
Italia. Un
operaio della ditta, che molti pensano essere stato Zenobe Gramme,
si fece spiegare dettagliatamente il funzionamento della macchina.
L’affare con Doumulin non andò in porto. Nel 1869 Zenobe Gramme
brevettò il suo dispositivo e nel 1871 ne iniziò la fruttuosa
produzione industriale.
Negli anni seguenti la vita di Pacinotti trascorse tra reclami e
rivendicazioni, anche se la sua priorità scientifica non fu mai
messa in dubbio. |